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Isola Comacina

L’isola Comacina è l’unico e minuscolo lembo di terra emerso dalle acque profonde del lago di Como. Lunga circa 600 m e larga 200, comprende una superficie di 6 ettari. E’ situata nell’insenatura della costa occidentale del ramo comasco del Lario che si incurva fra Argegno e la Penisola di Lavedo in località Lenno. Il braccio di lago che la separa dalla riva più vicina, è da sempre chiamato Zoca de l’Oli (conca dell’olio) : acque placide e liscie come l’olio che si produce ancora artigianalmente dagli olivi coltivati sulla terraferma.

L’isola vanta un passato storico glorioso e tragico e ricoprì un ruolo determinante per la storia comasca dal periodo romano all’Altomedioevo.
I ritrovamenti più antichi furono scoperti sotto l’attuale chiesa di S. Giovanni del XVI secolo, una costruzione dell’epoca romana forse una villa o un tempio pagano. A metà del V secolo il Vescovo di Como S. Abbondio fondò l’oratorio dedicato a S. Eufemia e, secondo la tradizione, vi portò il culto della santa e vi depose le venerabili reliquie. Nel VI secolo fu protagonista nelle guerre tra bizantini e longobardi. Un poco di pace la trovò fra il 607 e il 616 con Agrippino, primo vescovo di Como, che la scelse come centro della sua attività e dove volle essere sepolto. Nell’XI secolo, il vescovo Litigerio, nel riassetto della diocesi, rifondò la nuova basilica di Sant’Eufemia, di cui ci restano i ruderi, facendola chiesa plebana. A capo della Pieve d’Isola, che comprendeva anche i territori limitrofi, l’isola Comacina ricoprì una posizione politico-economica dominante, grazie al suo strategico sistema di fortificazioni. Chiamata ancora adesso “castell”, castello, l’Isola fu una cittadella fortificata, con case e chiese cinte da alte mura (una leggenda vuole che sull’isola ci fossero ben 9 chiese!). Fu sede per oltre 20 anni di un presidio bizantino comandato da Francione e addirittura una delle ultime fortezze dell’Impero Romano d’Occidente. Si schierò a fianco di Milano contro Como nella guerra decennale, fino a quando nell’”annus horribilis”, il 1169, fu rasa al suolo dai comaschi alleati al Barbarossa. Non bastando la distruzione totale, l’isola venne scomunicata dal vescovo di Como Vidulfo:
Non suoneranno più le campane, non si metterà pietra su pietra, nessuno vi farà mai più l’oste, pena la morte violenta“. Da allora nessuno più tornò ad abitare nell’Isola a causa della maledizione. Niente più venne ricostruito per secoli. Quell’isola che per diversi tempi era stato un fiorente centro culturale, religioso e politico, ora giaceva deserta e abbandonata dagli abitanti che scapparono sulle rive di Varenna fondando Insula Nova. Il 1900 , fortunatamente, risultò il secolo della riscoperta dell’isola Comacina: ceduta per testamento al re del Belgio nel 1919 da Augusto Giuseppe Caprani in segno di solidarietà per gli eventi subiti dal Belgio, nel 1920 Alberto I re del Belgio, la donò al governo italiano per farne un luogo di riposo per artisti belgi ed italiani, finendo sotto la responsabilità dell’Accademia di Brera, incaricata di tutelarne l’interesse archeologico e la bellezza del paesaggio. Con l’idea di rendere l’isola Comacina una colonia per artisti, Pietro Lingeri costruì nel 1939 tre case per artisti, in stile razionalista ben inserite nel contesto dell’isola e tutt’ora oggetto di ammirazione. Le tre villette sono attualmente visitabili previa prenotazione.
Durante la Seconda Guerra Mondiale l’isola Comacina offrì riparo ad alcune imbarcazioni che vennero ormeggiate lungo la costa verso Ossuccio e vennero ricoperte di fronde d’alberi per non essere rintracciate, colpite e distrutte dagli aerei nemici.

Ai nostri giorni, però, l’isola Comacina è famosa soprattutto per la Sagra di S.Giovanni che si svolge ogni anno verso la fine di Giugno. Questa vuole ricordare i tragici eventi della distruzione dell’isola con un magnifico spettacolo pirotecnico il sabato sera, mentre la domenica mattina una processione solenne riporta le reliquie di San Giovanni Battista sull’isola in un’atmosfera d’altri tempi con costumi d’epoca.

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