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Abbazia Acquafredda (loc. Lenno)

L’ Abbazia Acquafredda sorge in una stupenda posizione panoramica, ai piedi del Monte Ossino, circa 300 m. di altitudine, in località Lenno. Il nome le deriva da una sorgente di acqua particolarmente fresca che scaturisce ancor oggi nelle vicinanze.

Il monastero fu edificato dai monaci cistercensi di Morimondo, nel XII secolo, quando ad Enrico, monaco di Morimondo, vennero donati alcuni terreni posti a Lenno in località Roncale, luogo incolto ed aspro, perché vi fosse edificato un monastero dedicato alla Madonna, a S. Pietro e a S. Agrippino. La giovane abbazia, fu oggetto di privilegio da parte di Federico Barbarossa nel 1173, mentre papa Alessandro III la prese sotto la sua protezione, seguito in questo dall’imperatore Enrico VI nel 1195.

La storia dell’Abbazia Acquafredda però fu piuttosto animata! Inizialmente, dopo la costruzione passò diversi “supervisori” e nel XVI sec. per varie circostanze, i Cistercensi dovettero abbandonare il monastero, e il luogo divenne rifugio di banditi, quasi una loro fortezza dove riparare dopo le scorrerie sul lago e nei dintorni. La situazione divenne tragica e insicura per i paesi vicini, per cui nel 1527, Federico Bossi, governatore di Como, incaricò il conte Ascanio Pergamino di incendiare e distruggere il monastero. Il capitolo generale dei Cistercensi del 1565 preso atto della precaria situazione del monastero lennese, ridusse a tre scudi il contributo da versarsi dall’abbazia per le spese generali dell’Ordine.
Chiesa e monastero furono riedificati all’inizio del 1600, risultando la chiesa attuale ad una sola navata con due altari laterali.
Nell’agosto 1785 Giuseppe II soppresse il monastero, che, con tutti i beni annessi, fu posto all’asta pubblica in Como: lo acquistò Ignazio Mainoni, banchiere milanese, e i monaci si trasferirono alla Certosa di Pavia.
Nel 1904 qui trovarono rifugio i Benedettini di S. Maddalena di Marsiglia, esiliati dalla Francia, visitati il 22 settembre 1904 da Mons. Valfrè di Bonzo, vescovo di Como, che benedisse il monastero restaurato; e il 10 maggio 1906 il Card. Andrea Ferrari, arcivescovo di Milano, accompagnato dal vescovo ausiliare e dai chierici teologi, vi celebrò con riti solenni la S. Messa.
Fu adibito anche come Seminario estivo della diocesi di Crema, finché nel 1934 fu acquistato dall’Ordine dei Minori Cappuccini della provincia lombarda.
Dal gennaio 1966 i Cappuccini hanno affidato l’Abbazia Acquafredda al Terzo Ordine Francescano, quale ideale soggiorno di preghiera e di studio, per singoli e per gruppi.

All’interno della chiesa dell’Abbazia, intitolata a S. Maria dell’uliveto, troviamo due altari laterali.
L’altare di sinistra, dedicato alla Madonna Annunciata, fu affrescato dal Fiammenghino (Giovanni Mauro della Rovere, morto a Milano nel 1640), che qui lavorò nel 1621, epoca in cui dipinse in diverse località del Lario: nel 1615 a Peglio, sopra Gravedona, e nella chiesa di S. Miro a Sorico, nel 1619 a Stazzona nella cappella del Rosario e nel 1628 dipinse a Brenzio, sopra Dongo, gli affreschi della cappella di S. Giovanni Battista.
Esaminando gli affreschi sopra citati, risulta che il Fiammenghino usò a Lenno gli stessi cartoni impiegati in Alto Lago: e precisamente la medesima Incoronazione della Vergine si vede a Lenno e nella chiesa di Peglio, le medaglie della cappella della Madonna a Lenno, raffiguranti i Misteri del Rosario, ricopiano quelle di Stazzona. Il Della Rovere nel 1621 nella chiesa dell’Abbazia Acquafredda dipinse anche una bella Annunciazione ad olio, firmata e datata, appesa ora nel coro, mentre anticamente costituiva la pala dell’altare della Madonna.
La cappella di destra, dedicata a S. Bernardo, è anche essa opera del Fiammenghino, come la pala raffigurante lo stesso santo, un olio su tela . Queste due tele sono tra le opere migliori di questo artista, indubbiamente superiori per finezza espressiva e nobiltà di tratto, agli affreschi, e la loro paternità é garantita dalle note originali del 1769, dovute alla diligenza del procuratore del convento Basilico Pionni. Lo stesso ci informa, tra l’altro, che l’abate Tommaso Azzimonti, nel 1699, fece ornare con marmi intarsiati e policromi l’altare di S. Bernardo; l’altare maggiore in marmo fu fatto eseguire dall’abate Don Giusto Rossi nel 1714, mentre la volta e gli stucchi risalgono al 1680. Due buoni dipinti ad olio settecenteschi, rappresentanti S. Michele arcangelo e S. Francesco d’Assisi, sono appesi alle pareti laterali.
Gli antichi stalli del coro rinnovati nel 1680 da don Camillo Melzi, abate milanese, si conservano attualmente nella parrocchiale di Menaggio.

Al basamento del campanile, si trova l’antica cappella di S. Pietro. Presumibilmente questa risale ad una data antecedente la costruzione della chiesa dell’Abbazia Acquafredda, anteriore quindi all’anno mille, riflettendo sulla semplicità delle sue forme architettoniche, prive di lesene e di archetti, abituali caratteristiche dell’architettura lombarda e prelombarda. Inoltre, per la sua fattura esterna, la cappella di S. Pietro richiama l’oratorio di S. Giustina presso il chiostro di Piona (600 ca.).
Gli affreschi della cappella di S. Pietro, benché rovinati dalla umidità, sono interessanti: nel concavo dell’abside è centrata la Vergine e ai lati i santi Pietro e Paolo, S. Carlo Borromeo e un santo con la tunica di soldato; in ordine superiore seguono S. Agrippino, S. Domenica, S. Abbondio, vescovo di Como, e S. Eusebio vescovo di Vercelli.
Sulla parete prospiciente l’ingresso è ritratta la scena della pesca miracolosa con Cristo e Pietro protagonisti; sulla parete opposta spicca la conversione di S. Paolo, e sulla parete di fondo sopra la finestrella il martirio di S. Paolo.
Gli affreschi attuali dell’abside e quelli della cupola sono da attribuirsi a Giuseppe De Vincenzi, detto il Comaschino.
Nelle memorie manoscritte di don Pionni, risalenti al 1769, si legge che nel 1717 l’abate Rodolfo Terzago ritrovò in un’urna contenuta nell’altare maggiore una cassettina con l’iscrizione: «B. Agrippini confessoris et episcopi Comensis ossa». Nel 1719 lo stesso abate fece eseguire le cassette ornate di argento per le reliquie di S. Agrippino e di altri santi e le collocò sotto l’altare maggiore. L`antico avello contenente il corpo di S. Agrippino fu collocato all’esterno della chiesa con la scritta: «1721 In questo avello era riposto il corpo di S. Agrippino». Proprio quelle reliquie che vennero salvate dalla distruzione dell’isola Comacina nell’anno 1169 e qui riposte.

Nonostante tutto questo susseguirsi di fatti, oggi l’Abbazia Acquafredda trasmette pace e tranquillità ed ospita ragazzi africani scappati dalla guerra e dalla fame.

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